Gli scenari economici di questa crisi pandemica_AISOM intervista il Dott. Matteo Chiarotti

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La situazione economica delle aziende dopo la batosta del Covid 19 versa in situazioni che vanno dal poco sereno al drammatico. Autunno e primi mesi del 2021 diranno se le imprese riusciranno a sopravvivere e come…indipendentemente dal decadere della situazione pandemica la continuarsi con aggravi o come ora. Ma cosa potranno fare le aziende per anticipare il tracollo finale e come riposizionarsi se intendono mantenersi nel proprio mercato attuale e con quali strategie, organizzazione, obiettivi, qualora il Recovery Fund non dovesse attuarsi prima della fine del 2021 ? Abbiamo intervistato il socio Matteo Chiarotti – Ceo della società B4D ( Business for Development – società specializzata nelle strategie  e gestioni di impresa ). Matteo Chiarotti, nato in una famiglia di imprenditori nel settore della lavorazione delle lamiere e metalli, ha assunto diversi incarichi da imprenditori industriali che necessitavano di riprogrammare le loro attività.

Dottor Chiarotti, innanzitutto grazie per aver risposto alla ns. chiamata, anche se è sempre stato molto disponibile al confronto con le aziende socie nelle occasioni di eventi e webinar. La crisi…che scenari prevede Lei per i prossimi 6-12 mesi ?

Buongiorno a Tutti Voi e un saluto particolare al Presidente Vergani che ringrazio.

Siamo di fronte in questo momento ad una sostanziale interruzione o forte rallentamento della produzione e ad uno shock dell’offerta che incide fortemente sulla domanda. Bisogna evitare di entrare oltre in un circolo vizioso recessivo, aiutare quindi le imprese a spendere e sostenere i cittadini per stimolare la domanda aggregata. Pur tuttavia, per reagire a contesto esogeno e endogeno di sostanziale segregazione, si deve ricordare che tutto sommato l’Italia ha grandi potenzialità essendo il Paese con la maggior ricchezza privata in Europa, e con maggior liquidità e riserve auree in Europa e questo fatto attualmente conta ancora in qualche modo nel contesto globale per l’Italia oltre che una tradizione specifica a livello geopolitico.

Lo sguardo per il futuro alle scelte di posizionamento d’impresa e di strategia imprenditoriale italiano sono strettamente connesse allo scenario macroeconomico e geopolitico che si sta sviluppando proprio in questi momenti e l’impresa deve produrre e vendere in un mercato fortemente condizionato dal quadro macroeconomico del mondo che non è ancora con chiarezza ben delineato: paradossalmente, l’imprenditore come primo sguardo della giornata in azienda appena sveglio è opportuno osservi l’exchange rate, il tasso di cambio, che è output di innumerevoli variabili e per essere competitive le imprese l’ Italia ha bisogno di essere sostenuta della Banca Centrale Europea altrimenti tutti i mercati la penalizzerebbero fortemente attraverso un forte innalzamento dei tassi di interesse; diviene quindi cruciale che la Banca Centrale Europea continui a sostenere i titoli dello Stato Italiano in modo tale che l’economia del Paese ne tragga beneficio.

Le imprese, oltre alle pesanti contingenze e difficoltà inerziale che debbono superare da Settembre 2020, risentiranno già nell’arco di questi prossimi 3 mesi dell’esito finale dell’attrito di due apparenti estremi di un continuum che trascinerà un effetto domino su scala globale in termini di competitività e primato: le relazioni tra gli Stati Uniti d’America e la Cina con i Paesi ad essi collegati storicamente e nelle catene del valore. Da questa attuale contrapposizione ci sarà il riflesso di una visione del mondo specifica e di eventuali cambiamenti nei modelli di scambio internazionale fra Paesi ad essi collegati con ripercussioni sulle logiche di scambio internazionale e di vantaggio comparato.

Certamente a livello italiano le imprese dovranno prendere atto e adeguarsi di conseguenza per mantenere un qualche tipo di vantaggio competitivo che dovrà essere coerente con una scelta di posizionamento Paese. Un contesto chiaro e definito in questo momento è estremamente difficile da delineare; la crisi ci costringe e misurarci comunque con problematiche che più o meno latenti esistevano da tempo, in aggiunta le accelera.

Dalle mie esperienze di questi anni anche in Cina, ho dovuto e potuto osservare ed imparare da un mondo che ha comunque tanto da insegnare; è già realistico affermare che, pur facente parte di Paesi Atlantici che hanno firmato Memorandum of Understanding con la Cina e pur essendo stata tra i primi Paesi dell’UE a sottoscriverli, di fatto in Italia si sta ancora forse sperando che dalla Cina aumentino gli scambi internazionali che avrebbero potuto maggiormente coinvolgere le imprese e l’indotto italiano oltre che aumentare i finanziamenti e investimenti sul suolo italiano e diviene anche un esercizio di astrazione immaginare come l’impresa italiana possa addirittura competere  – all’interno dell’ Italia stessa – con partner cinesi su suolo nazionale. Per il rilancio del Paese e delle imprese ci vorrebbe un altro Piano Marshall, non evidentemente così immaginabile da un intervento esterno (dato il contesto superato dell’epoca ormai svanito e soprattutto connesso all’interesse che vigeva nel settore del carbone e acciaio quindi all’impostazione di un Paese ad alta produttività con le distorsioni del caso, non più strategici in Italia da qualche decina d’anni). Inoltre, anche l’Europa sembra essere più divisa e meno coesa rispetto a prima delle emergenze sanitarie con forti differenze tra nord e sud e tra est e ovest proprio anche a causa di quanto avvenuto.

Indipendentemente dalla disponibilità di sospensioni dei debiti (procrastinarsi delle moratorie sui debiti) o provvedimenti di sostegno temporaneo di cassa ( Cura Italia ) le imprese possono fare qualcosa di loro ?

Una premessa di fondo. Anche in questo momento, le imprese non devono perdere di vista la propria identità italiana e posizionarsi per valorizzare il proprio vantaggio competitivo ma in modo incrementale e complementare rispetto a prima: fare una scelta di campo, sforzarsi di mantenere la propria posizione in termini di sostenibilità nel breve periodo ma nel medio periodo non più nell’ottica di un leitmotiv del passato e cioè: “Piccolo è bello”. “Un poco più Grande è meglio” ed è’ una spinta obbligata a un cambio di mentalità imprescindibile e di modello infrastrutturale industriale del Paese.

Per fare qualcosa di loro, le imprese prima dovrebbero documentarsi e guardare molto avanti e tentare di capire dei trend che già oggi sono molto chiari e limpidi anche per i prossimo 30 anni, trend italiani riferiti a Studi Demografici –  intendo dire declino demografico e perdita di capacità di produzione – segnali da interpretare all’interno di una visione di futuro della propria impresa nel contesto nazionale e trend di PIL reale pro capite in decrescita con rischi di crollo di reddito delle persone.

La reazione a tutto ciò parte dalla consapevolezza e la conoscenza.

Da parte delle imprese nella quotidianità del lavoro, mi permetto sottolineare una dimensione di primaria rilevanza: l’ottica della gestione d’impresa deve trasformarsi in un modello che preveda la Responsabilità/ coesione della Governance/ Team aziendale  – oltre che solo quella dell’Imprenditore distinta – che deve essere messa idealmente al centro del processo di creazione di valore. Le persone nelle imprese si devono identificare: l’engagement in generale e sul luogo di lavoro e della propria identità di cittadino nel mondo riflessa nel microcosmo d’impresa – intendo dire gli atteggiamenti quotidiani verso i colleghi e la responsabilità del proprio comportamento e  lavoro all’interno della macrostruttura  d’impresa – potrà essere il primo semplice ma fondamentale punto di forza che reagisce alle inerzie del periodo attuale cambiando la modalità di lavoro e incidendo anche in modo più efficiente sui meccanismi di coordinamento.

E’ fondamentale evitare a priori potenziali imprevedibili shock delle imprese a causa di stop improvvisi anche di un lavoratore causa Covid e di lock down momentaneo per sospensione attività da quarantena.

Da parte loro, è cruciale che i Leader G20, i Capi di Stato, le Nazioni Unite e la Banca Mondiale e i Governi garantiscano aiuti alle imprese e alle persone con flussi finanziari veloci per sostenere le difficoltà dei prossimi periodi e finanziare oltre che incentivare anche lo sviluppo degli investimenti delle imprese con meccanismi sostenibili e armonizzati in ciascun Paese.

Se dovesse stilare una classifica di priorità per le aziende, quali consigli darebbe alle imprese in base al tipo di operatività, dimensione e organizzazione ?

Da parte delle imprese, nel concreto, potranno esserci risposte e interventi di ristrutturazione generale nell’immediato e comunque di ridimensionamento nel breve periodo per ridurre il rischio d’impresa e massimizzare l’efficienza della supply chain.

Le priorità di fondo sono essenzialmente rivolte alla propria sopravvivenza nell’immediato e sviluppo comunque in prospettiva sostenendo la propria competitività con la propria attrattività di imprese italiane che sono apprezzate nel modo. I differenziali spendibili sono quelli connessi agli asset che le imprese devono saper sfruttare in ottica strategica che devono essere visibili e ben percepiti sul mercato e possono ancora cogliere l’occasione, con la premessa di porre la dovuta attenzione e salvaguardare la propria identità italiana evitando aperture troppo entusiasmanti a interessi o capitali esteri di terzi che dovessero manifestarsi prossimamente in Italia: possono essere un’opportunità ma anche una potenziale minaccia per il Paese qualora si rivelino essere mossi da comportamenti e intenti troppo opportunistici e/o persino predatori.

A tal proposito, da un lato vi è l’importanza che si ricordi sempre che strategicamente l’Italia e le sue imprese interessano alle tre principali Potenze mondiali: gli Stati Uniti d’America, la Cina, la Russia.

In aggiunta all’ interesse già manifestato concretamente dalla Germania (che in qualche modo è stato già riscontrabile nei mesi precedenti) per non interrompere le catene di fornitura italiane nei confronti della supply chain tedesca in alcuni settori strategici tedeschi.

Dall’altro lato ci deve essere un obiettivo Paese che è imprescindibile per la competizione; l’importanza del recupero del vantaggio comparato dell’impresa italiana nello scambio internazionale anche dopo un processo di deindustrializzazione in atto dagli anni 70.

Potrebbero altresì emergere tendenze imprevedibili in qualche super Potenza (in un periodo relativamente breve) di instaurare logiche persino di chiusura allo scambio internazionale e quindi di autarchia, in controtendenza sino ad ora: le potenziali ed eventuali chiusure imprevedibili delle frontiere di alcuni Paesi per tutelare il rischio contagio, magari per lo più autosufficienti nel fabbisogno interno,  potrebbero far instaurare eventuali blocchi Paese estero dovuti ad emergenze covid compensando il mancante con ingenti acquisti di materie prime scarse all’interno rivolgendosi ad altri mercati. In questo caso, gli investimenti delle imprese in tecnologia e in ricerca diventano cruciali e fondamentali per la creazioni dei valore.

La Governance al centro con le scelte decisionali farà la differenza; delega sostanziale non virtuale.

  • Grandi gruppi, integrazioni orizzontali e verticali e accentramenti di funzioni di unità organizzative nelle capogruppo trainanti. Efficientare i processi di produzione e della catena del valore privilegiando una logica organicista e struttura snella e piatta. Alta probabilità nel taglio spese di marketing, commerciali e fiere per il prossimo 2021. Delayering e Downsizing. Estendere il concetto dell’impresa globalmente integrata mediante la tecnologia a supporto, integrazioni
  • Medie imprese; tentare le logiche di cui sopra in contesti più semplici.
  • Piccole imprese; le piccole imprese, che ancora oggi sono più del 90% delle imprese italiane, sono quelle che soffrono di più; saranno fortemente spinte a sopravvivere minimizzando i costi.
  • A mio parere un dictat imprescindibile è spostare la logica sulla specializzazione del lavoro in ottica di complementarietà (le Associazioni d’Impresa, le Reti d’Impresa, ecc. devono essere maggiormente utilizzate).

Colgo l’occasione solo per evidenziare ancora uno slogan del passato che in Italia è sempre stato diffuso e che ha delineato il substrato territoriale nel dimensionamento che ha anche forti criticità nella competizione internazionale moderna: “Piccolo è bello”, slogan in controtendenza con quello che chiede il mondo da qualche tempo e che anche in questo momento emerge in maniera ineluttabile e incide sulla stessa sopravvivenza delle imprese molto piccole italiane.

Lei da anni condivide il progetto AISOM, ha avuto modo di incontrare diverse imprese che a Lei hanno rivolto i loro quesiti, cosa potrebbe dire di ciò che una Associazione di Imprese, moderna, dovrebbe essere e fare per le imprese socie ?

Gli obiettivi espressi e latenti delle imprese e/o di enti profit in qualsiasi natura e area di business sono essenzialmente fondati sulla creazione di valore economico nell’ottica del mantenimento del proprio vantaggio competitivo facendo molta attenzione al rapido evolversi dei mercati e delle tecnologie, applicando quindi attentamente il principio di anticipazione prima che il “ funnel” dell’open innovation si chiuda gradualmente, ed è sempre solo una questione di tempo salvo rare eccezioni.

Da sempre le imprese ricercano la forza del network e vogliono aumentare velocemente i ricavi facendo leva sulla qualità e la velocità dei servizi proposti dall’Associazione d’Impresa. Altra dimensione che richiedono si tuteli fortemente è la protezione del proprio know how e dei patent soprattutto all’estero.

Dall’Associazione di Imprese le imprese che ho conosciuto sinora richiedono un supporto per il mantenimento di quanto sopra espresso in ottica di differenziazione; è cruciale prima di tutto saper interpretare, capire e risolvere in modo veloce i bisogni latenti – non espressi – degli Associati. Le imprese richiedono aiuto nelle Partnership che l’Associazione d’Imprese possiede e negli Asset complementari al loro core business e qualcosa di più: la capacità e il potere di abbattere le barriere invisibili. Questo a mio parere è il driver che potrebbe differenziare l’Associazione di Imprese dalle altre. Il resto è noto a tutti e più o meno ottenibile.

E quali consigli darebbe alle imprese socie di una Associazione di Imprese che voglia essere moderna ?

Un’idea: vivere maggiormente e più approfonditamente l’Associazione di Imprese condividendone i suoi servizi ad alto valore aggiunto e suoi intangible Asset distintivi.

Considerando storicamente la mentalità delle imprese italiane, l’approccio industriale del Paese Italia insieme con le tradizioni dei costumi nazionali – soprattutto oggi giorno più che mai prima d’ora –  per mantenere la presenza sul mercato anche da protagonisti bisogna innanzitutto sapere, capire e conoscere anticipatamente e adeguarsi di conseguenza a cosa sta succedendo nel mondo a livello geopolitico e lo o si può fare attraverso i giusti interlocutori.

Come diceva Newton “se sai qualcosa è perché siedi sulle spalle di un Gigante”: le imprese socie dovrebbero oltre che considerare l’Associazione d’Impresa uno Stakeholder, spostare l’ottica nel considerarlo come uno Stakeholder che funge da Integrator. Il passo successivo per chi ha avuto prova di loyalty e successo della partnership, con un’estensione più intensa anche nel ruolo di Mentore.

Sta all’ Associazione d’ Impresa erogare servizi e affiancare l’impresa con un approccio culturale pragmatico e transnazionale che abbia anche voce in capitolo con gli Opinion Leaders.

Nel caso Italiano, immagino sia importante essere presenti nelle tre dimensioni che contraddistinguono i legami del nostro Paese: il legame Atlantico, quello Europeo e quello con il Mediterraneo (forse altra area geografica potenziale nella quale c’è molto da fare).

Auguro a Tutti buon lavoro e vi ringrazio.

Matteo Chiarotti


Matteo Chiarotti  ( Profilo linkedin: www.linkedin.com/in/matteochiarotti ):  Executive Master Of Business Administration con votazione 110/110 ottenuto nel 2008 presso Business School Politecnico di Milano – MIP. Svolge l’attività di manager d’impresa con ruolo di Consulenza strategica alla Presidenza e ad interim di Direzione Generale e gestisce progetti di internazionalizzazione, di frammentazione della produzione e delocalizzazioni in Paesi esteri anche attraverso operazioni di tipo alliances vs. equity side. Oltre alle proprie attività imprenditoriali in diversi settori merceologici è consulente Strategico di alcuni importanti  Presidente di gruppi industriali in Italia e all’estero.

“BforD” Business For Development S.r.l. è una società di Consulenza Tecnico Economica che opera nel settore dell’Internazionalizzazione d’Impresa e dei Servizi di Organizzazione Aziendale. “Attività finalizzata allo sviluppo”: sviluppo d’impresa e di idee strategiche di espansione commerciale. Attività nell’assistere imprenditori ed aziende collaborando in modo propositivo alla ricerca di nuove opportunità in nuovi mercati e settori per ottenere gli obiettivi indicati e anche nel lancio di nuove idee imprenditoriali attraverso l’attività di business development. La struttura organizzativa della BforD si avvale della collaborazione di un network di professionisti di alto profilo professionale ed esperienziale. Il team work è presente in diversi Paesi e in settori molto eterogenei: industria e componentistica per diversi impieghi, siderurgia, grandi contractor internazionali per opere infrastrutturali, ingegneria e progettazione, automotive e macchine agricole, elettrodomestico, oil and Gas, elettromeccanico per i settori macchine per la pulizia domestica e industriale, pressofusione alluminio, grandi contractor e opere infrastrutturali ed altri, settore ambientale green energy e biogas, ed altri.

B4D : Via Carlo Cattaneo 1/b – 23900 Lecco (LC) – e.mail: matteo.chiarotti@b-for-d.com


 

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